Pag. 5 - La nascita del Marchesato

Il 28 maggio 1576 il Signore Assoluto del Principato di Oneglia, Gian Gerolamo D'Oria, venne infeudato con "ISTRUMENTO DI PERMUTAZIONE" del "Luogho di Ciriè, suo territorio e Castelata, con il Pallazzo (sic), stalla, giardino et prati, che dal Monsig. di Leinì sono stati remissi a Madama l'Amiraglia, e le ville di S. Moritio, Nolle e Robbassomero, e del luogho di Cavaler Maggior e del luogho di Mulazzano ecc... ecc...".

In cambio dei suddetti luoghi (che ovviamente rimanevano soggetti alla sovranità ducale) il Duca Emanuele Filiberto riceveva "il porto di Oneglia con le sue valli superiore e inferiore, castelli, terre et villaggi ecc... ecc..."

Questo accordo perseguito da Emanuele Filiberto dalla restaurazione del Ducato di Savoia dopo la pace di Cateau-Cambresis, fu raggiunto dopo lunghe trattative. Era stato poi anticipato il 30 aprile 1576 da un compromesso consistente in un "contratto della Signoria D'Oneglia e sue Valli, fra l'altezza Serenissima del Serenissimo Emanuele Filiberto Duca di Savoia e il Signor Gio Geronimo D'Oria Signor d'essa dell'anno 1576 " in cui si offriva al D'Oria la possibilità di scegliere col titolo di Marchese tra i seguenti luoghi: Buriasco - Caraglio - Brà - Vigone - Carignano - Busca - Ciriè - Villa Franca oppure anche tra altri luoghi del "dominio stesso d'esso Serenissimo Duca", oltre a 41.000 scudi d'oro in contanti.

In questo ventaglio di alternative la preferenza dei D'Oria fu data alla Castellania di Ciriè, però, non arrivando essa a produrre il reddito concordato (1.500 scudi all'anno) vi si aggiunsero le tassazioni di Cavalermaggiore e di Mulazzano.

In seguito, nel 1581, venne stipulato da Gio Gerolamo D'Oria un atto di permuta del feudo di Mulazzano con due cascine feudali di Vauda di San Maurizio e successivamente, nel 1590, il Marchese venne infeudato di MARO e PRELà€ con retrocessione di Cavalermaggiore. (Maro e Prelà sono località liguri). I D'Oria ambirono a queste investiture quali riconoscimenti di più antica anzianità nobiliare.

Ritornando all'" ISTRUMENTO " definitivo del 28 maggio 1576 vediamo che vi sono citati un " Monsig. di Lejni " e una " Madama l'Amiraglia ". Sarà bene in seguito chiarire il motivo per cui questi personaggi vengono nominati nel predetto contratto, ma prima occorre dare una veloce panoramica sul contesto storico-politico di quel periodo.

Malgrado il grande impulso civile del Rinascimento che portò alla creazione di eccelse opere d'arte e di rivoluzionarie scoperte scientifiche (era il tempo di Michelangelo Buonarroti, Tiziano Vecellio, Giorgio Vasari, Giovanni Keplero, Galileo Galilei), la violenza continuava sovrana ed il Secolo XVI vide in Europa un continuo conflitto tra le grandi potenze (e fra potenti famiglie) per motivi espansionistici, egemonici, religiosi o dinastici.

In queste lotte furono forzatamente coinvolti piccoli Staterelli.

Nella guerra svoltasi dal 1521 al 1559 tra l'Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V ed il re di Francia Francesco I di Valois, il Duca di Savoia Carlo III fu spinto ad allearsi con Carlo V con il risultato di vedere il suo territorio inghiottito dalla Francia.

Francesco I occupò Torino ed il Piemonte nel 1536 lasciando libera solo Vercelli, dove il Savoia morì nel 1553.

Un editto del 1537 dichiarò il Piemonte annesso alla Francia; fu nominato un Vicerè ed istituito a Torino un Parlamento di tipo francese, ossia come Alta Corte di Giustizia.

Il Canavese divenne provincia francese e anche Ciriè prestò atto di fedeltà alla Francia con Giuramento dei suoi Sindaci.

Tutto questo sembrò il crollo e la scomparsa definitiva dello Stato Sabaudo.

Ma le sorti del Ducato risorsero per merito del figlio di Carlo III e cioè del decimo Duca di Savoia Emanuele Filiberto (soprannominato " Testa di ferro " per l'ostinata risolutezza nel perseguire i suoi intenti, effigiato nel celebre monumento equestre di Piazza San Carlo a Torino).

Questo Duca è stato definito dagli storici "Secondo fondatore della Monarchia Sabauda".

Principe di Piemonte, fu al seguito dell'imperatore Carlo V e nel 1551 fu nominato generale imperiale e governatore dei Paesi Bassi. Nel 1553 ebbe il comando degli eserciti imperiali. Sconfisse i francesi a S. Quintino il 10 agosto 1557 con una vittoria che portò alla pace di Cateau-Cambresis del 1559, per mezzo della quale riottenne gli Stati paterni.

Ricevuti i suoi possedimenti ne iniziò la totale riorganizzazione e risistemazione, con particolare attenzione ai territori cisalpini. Nel 1563 designò Torino capitale dei suoi domini e pose tra gli obiettivi prioritari quello di procurarsi un accesso diretto al mare al di qua delle Alpi.

Per ottenere questo scopo invitò il Signore di Oneglia a cedergli le sue terre.

Lo coadiuvarono nelle laboriose trattative i suoi fiduciari Stefano D'Oria signore di Dolceacqua e Andrea Provana di Lejni, suo generale delle galere.

Il compito era delicato anche in considerazione delle possibili reazioni della Repubblica di Genova, ostile all'espansionismo dei Savoia. Le trattative per la permuta si conclusero infatti dopo che la stessa Genova ebbe rinunciato ad acquistare il Principato di Oneglia, offertagli dal D'Oria ad un prezzo stimato troppo esoso.

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