Pag. 4 - L'eredità dei D'ORIA

Il canonico Enrico Giachetti, priore della Parrocchia di San Martino di Ciriè dal 1914 al 1949, estensore delle dotte note e della appendice che corredano il volume del Dott. Angelo Sismonda "Notizie Storiche di Ciriè", annotava a pag. 185 del libro: "il giorno 17 novembre 1921 una bara sostava brevemente davanti al Palazzo D'Oria, accompagnata dal popolo ciriacese commosso. Era la salma del Marchese Tommaso D'Oria che per cura degli zii materni Emilio e Luigi Filippi veniva portato nella tomba dei D'Oria nel cimitero di Ciriè".

La parabola della famiglia D'ORIA, Marchesi di Ciriè e del Maro, iniziata nel lontano 1576 era dunque conclusa. Il Capitano dei Lanceri Tommaso D'Oria, ultimo discendente diretto della famiglia, ferito gravemente nella battaglia di Vittorio Veneto il 4 novembre 1918, giorno dell'armistizio della 1^ Guerra Mondiale, era morto il 17 novembre successivo a S. Vito di Tagliamento.

Quali vestigia rimangono oggi degli oltre tre secoli di Marchesato e a settant'anni dalla scomparsa dell'ultimo Marchese? Alla morte del M archese Emanuele (nonno di Tommaso), tutta la proprietà facente capo al Palazzo marchionale, con le quarantacinque giornate di parco e attinenze varie, fu posta in vendita ed acquistata dai fratelli Remmert che nel 1909 misero il Palazzo a disposizione della comunità , mentre l'area del parco, abbattuto il muro di cinta, venne destinata alla edificazione residenziale. doria[1]

palazzo doriaIl bel Palazzo barocco di stile castellamontiano è tutt'ora uno degli edifici più belli e suggestivi della Città e tutti i cittadini ne sono assidui frequentatori essendo da 80 anni sede degli Uffici Comunali, nonchè della Biblioteca Civica.
Per molti anni nel Palazzo ebbero sede i principali Uffici Pubblici

Mandamentali quali Catasto, Registro e Imposte, mentre i locali a pianterreno sul lato nord-est sono tuttora sede della Pretura. Per vari decenni il Palazzo ospitò la Scuola Professionale "Tommaso D'Oria" che, diretta dal celebre prof. Don Griffa, fu, in quegli anni, autentica fucina di valori culturali e morali. Con decreto prefettizio del 27 settembre 1923 il Comune di Ciriè fu autorizzato ad accettare dagli eredi D'Oria la grande e ricca Biblioteca oggi chiamata "Storica", composta da migliaia di rari volumi.

In essa è pure conservata una bella pinacoteca di un'ottantina di quadri che ritraggono i vari personaggi D'Oria che si avvicendarono nei secoli. Accanto ai ritratti della famiglia D'Oria ve ne sono altri dedicati ai rappresentanti della famiglia GONTERY, Marchesi di Cavaglià e Conti di Faule. Questa famiglia (estinta nel XVIII secolo) per motivo di incarichi, interessi, affinità e matrimoni fu sempre legata ai D'Oria.

L'ultima erede Maria Vittoria Carlotta di Cavaglià , sposando in Torino il 30 ottobre 1785 il Marchese Anselmo D'Oria di Ciriè, portò al marito il Marchesato di Cavaglià , insieme al Palazzo di Torino, in Via Lagrange. Ad onore delle passate generazioni ed a beneficio delle future, occorre osservare che questo prezioso materiale è stato sostanzialmente salvato dalle dispersioni e dal depauperamento.

Oggi si sta attuando uno studio scientifico approfondito per quanto concerne la Biblioteca, la quale contiene certamente le fonti di molte spiegazioni della nostra storia. E' oltremodo auspicabile che un giorno questi volumi, debitamente selezionati e catalogati, possano essere consultati dal pubblico, magari in moderne edizioni computerizzate, evitando in questo modo dannose manipolazioni.

Il Comune di Ciriè - Assessorato alla Cultura - ha infine promosso, sotto l'egida della Sovrintendenza ai Beni Artistici e Storici, una cospicua serie di restauri ai quadri della Pinacoteca, affidando tale compito al restauratore Giovanni Carlo Rocca. A parere del prof. Augusto Cavallari Murat (1) molti ritratti sono opera di artisti di valore come il neorubensiano Martino Meytens Junior, oppure di autori ispirati alla ritrattistica francese come Giovanni Panealbo, allievo di Beaumont.

Naturalmente per il restauro si è data priorità alle opere aventi tecnicamente più urgenza di sistemazione. à^ naturale che sorga spontanea la curiosità per i personaggi rappresentati in questi ritratti, la voglia di capire quale sia la loro posizione nel mosaico genealogico, e quali eventi d'ordine politico, militare, religioso o semplicemente umano abbiano determinato la vita di ognuno di essi.

Non esistono certo diari o biografie del tempo che illustrino tali vicende, tuttavia riunendo i frutti della paziente ricerca che in epoche successive gli storici hanno intrapreso presso gli archivi dei Comuni, delle Parrocchie, dello Stato e dei privati, si è delineato attraverso gli anni un quadro complesso ed illuminante degli eventi che formarono la storia del Marchesato. La consultazione e l'interpretazione oculata dei tantissimi documenti, note, lettere, patenti, brevetti di nomina, lauree, decorazioni, obblighi, editti, decreti, atti notori di nascita matrimonio e morte, bolle, investiture, interazioni, liti, contratti di vendita, acquisto permuta, donazioni, tariffari, pedaggi ecc... ecc... hanno permesso la stesura di preziosi appunti e descrizioni che via via si arricchirono fino a definire in modo sufficientemente completo e documentato un albero genealogico con precisi riferimenti alla storia di ogni personaggio.

Nell'enciclopedica opera "Dizionario Storico Statistico degli Stati di S.M. il Re di Sardegna", edito nel 1839, l'autore, il Prof. Goffredo Casalis dedicava una ventina di righe ai D'Oria e al loro Palazzo di Ciriè.

Successivamente, lo storiografo Bertolotti nella sua monumentale monografia "Passeggiate nel Canavese", edita nel 1878, dedicava vari appunti sulla Casata dei D'Oria e ne tracciava uno scarno ma attendibile albero genealogico.

Nell'opera del Sismonda, edita nel 1924, "Notizie Storiche di Ciriè", l'intero capitolo VII intitolato "Palazzo dei Marchesi D'Oria di Ciriè" descrive le vicende del Marchesato e del Palazzo.

Le opere di grande impegno biografico come "Il Patriziato Subalpino" di A. Manno della Biblioteca Reale di Torino o quelle incentrate a livello scientifico come " Lungo la Stura di Lanzo " del Prof. Augusto Cavallari Murat, oppure ancora gli appunti riferiti a più ristrette particolarità locali (e tra questi ricercatori auspichiamo venga conosciuta e valorizzata l'opera di Carlo Salvi di Ciriè), forniscono un'insieme illuminante su un Casato che pur geloso della sua autonomia, prese, parte, come scrive il Murat, "alle fatidiche azioni delle milizie sabaude e partecipò ai successivi lavori di tessitura diplomatica e politica in Europa".

I Savoia ebbero grande considerazione dei D'Oria e ad essi conferirono incarichi civili e militari, concessioni, onorificenze e soprattutto grande stima, evidenziata per esempio dallo storico Giaffredo nella sua illustrazione del feudo di Ciriè che è allegato alla mappa del "THEATRUM STATUUM SABAUDIAE" (2) dedicato a "CIRIACUM" vulgo Ciriè.

Il Giaffredo scrive, riferendosi al Marchese in carica quell'anno e cioè Giovanni Gerolamo D'Oria: "Essendo il Marchese tenuto in grande considerazione dal Suo Principe Carlo Emanuele II Duca di Savoia, sovente usò ricevere nel suo elegantissimo Palazzo di Ciriè lo stesso Duca con la sua sorella Ludovica di Savoia, vedova del Principe Maurizio, e dare loro accoglienza ecc... ecc..."

(1) A Cavallari Murat " Lungo la Stura di Lanzo " - TO 1973
(2) In appendice motivazioni e caratteristiche di questa grande opera

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