L'argomento mitologico delle pitture nell'attuale "Sala Consigliare" del Palazzo D'ORIA

Gli argomenti mitologici rappresentati sulle tele che ornano le pareti della Sala attualmente adibita alle riunioni del Consiglio Comunale sono stati studiati e descritti dai restauratori G. Carlo Rocca e Costanza Tibaldeschi. Per cortese concessione degli autori si riportano le schede relative alle varie opere.

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Parete nord - Venere nella fucina di Vulcano

Il soggetto di questo dipinto è tratto da un passo dell'Eneide (VIII, 564) in cui Virgilio racconta di come Venere si recò da Vulcano, dio del fuoco e fabbro degli dei e degli eroi, per chiedergli di forgiare le armi per suo figlio Enea, pronto a combattere contro i Latini.
Enea conseguirà la vittoria e fonderà un insediamento sulle rive del Tevere.
La scena è ambientata nella fucina di Vulcano; Venere, accompagnata da Cupido, è assisa su una nube e si rivolge a Vulcano, seduto più in basso ed appoggiato ad un martello dal lungo manico. Non mancano altri attributi delle due divinità , come la coppia di colombe, attributo di Venere, il cane e l'incudine, attributi di Vulcano.


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Parete sud - Clorinda e Tancredi

In questo dipinto troviamo raffigurato un passo famoso della Gerusalemme Liberata, la triste vicenda di Tancredi e Clorinda (XII, 64-69). Tancredi, cavaliere cristiano, amava Clorinda, guerriera di parte saracena. I due vennero a scontrarsi in battaglia dove Tancredi, non riconoscendo Clorinda a causa dell'armatura, la ferì a morte. Ella, sentendosi morire, chiese allo sconosciuto cavaliere di essere battezzata. Il giovane si tolse l'elmo per attingere dell'acqua, scoprì il capo della morente per battezzarlo e riconobbe la sua amata.
In questo dipinto vediamo la scena del battesimo di Clorinda, soggetto che ebbe molta fortuna nel sec. XII, soprattutto in Italia. Clorinda giace riversa accanto alle sue armi, mentre Tancredi, dietro di lei, le versa l'acqua dall'elmo.


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Parete est - Tela Centrale (1) - Rinaldo e Armida

Tra i personaggi della Gerusalemme Liberata, Rinaldo e Armida con il ciclo tematico delle loro vicende, figurano tra i più celebri. Armida, la bella maga saracena che vuol portare la rovina nell'esercito nemico si innamora di Rinaldo, un giovane principe Cristiano: con un incantesimo lo rapisce e lo porta nell'isola Fortunata, in mezzo all'oceano dove ha sede la sua dimora. In questo dipinto è raffigurato un celeberrimo passo del poema (XVI, 17-23): Rinaldo e Armida che amoreggiano all'ombra di un albero, sono scoperti da due cavalieri cristiani, partiti alla ricerca di Rinaldo. Il principe sarà poi richiamato ai suoi doveri dai suoi compagni ed abbandonerà , sordo alle sue preghiere, la bella Armida. Nel dipinto Rinaldo è raffigurato in grembo ad Armida, intento a contemplare il volto di lei e a reggere uno specchio in cui lei possa scorgersi. Egli ha deposto le armi e tiene in mano dei fiori. I due cavalieri osservano la scena nascosti dietro l'albero La vicenda pastorale fu un soggetto molto amato daartisti italiani e francesi dei secoli XVII e XVIII.
(1) Si tratta del dipinto più celebre della Sala, curiosamente sovente citato con l'erroneo titolo " Diana ed Endimione".


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Parete sud - Clorinda e Tancredi

In questo dipinto troviamo raffigurato un passo famoso della Gerusalemme Liberata, la triste vicenda di Tancredi e Clorinda (XII, 64-69). Tancredi, cavaliere cristiano, amava Clorinda, guerriera di parte saracena. I due vennero a scontrarsi in battaglia dove Tancredi, non riconoscendo Clorinda a causa dell'armatura, la ferì a morte. Ella, sentendosi morire, chiese allo sconosciuto cavaliere di essere battezzata. Il giovane si tolse l'elmo per attingere dell'acqua, scoprì il capo della morente per battezzarlo e riconobbe la sua amata.
In questo dipinto vediamo la scena del battesimo di Clorinda, soggetto che ebbe molta fortuna nel sec. XII, soprattutto in Italia. Clorinda giace riversa accanto alle sue armi, mentre Tancredi, dietro di lei, le versa l'acqua dall'elmo.


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Parete ovest- lato destro - Aci e Galatea

Anche questo dipinto trae il suo soggetto dalla mitologia greca ed è stato trattato da Ovidio nelle " Metamorfosi " (XIII, 750-857). Qui si narra di Galatea, una delle nereidi, che amava il giovane Aci ed era, a sua volta, amata dal ciclope Polifemo. Un giorno il ciclope, mentre suonava con il flauto un canto d'amore per Galatea, sorprese insieme i due amanti e furibondo colpì Aci, che fuggiva, con un macigno. 
Nel dipinto vediamo, in primo piano, la coppia che amoreggia,e, sullo sfondo, su di un promontorio in riva al mare, Polifemo. Il ciclope è raffigurato, secondo la consuetudine, con l'unico occhio in mezzo alla fronte e due cavità oculari in corrispondenza degli occhi. Ha il capo cinto di fronde e tiene in mano la verga del pastore ed il flauto di Pan, considerato un simbolo della lussuria.


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Parete ovest- lato sinistro - Ercole e Onfale

Il dipinto ha come soggetto il mitico Ercole. Il tema qui trattato, che ritroviamo in varie opere, tra cui la " Biblioteca " già attribuita ad Apollidoro, piacque soprattutto agli artisti barocchi per illustrare il dominio della donna sull'uomo. Ercole come punizione per aver ucciso un amico in un accesso di follia, fu dato ad Onfale, regina di Lidia, come schiavo per tre anni. Onfale ben presto ne fece il suo amante ed egli prese a vivere tra gli agi e mollezze, sottomesso ai capricci della regina. Si narra che avesse rinunciato ad occupazioni più virili e trascorresse il tempo a cardare e filare lana in compagnia di Onfale e le sue ancelle. In questo dipinto Ercole non appare vestito da donna, come vorrebbe il racconto, ma ha lo stesso scambiati gli attributi con Onfale: mentre egli tiene in mano il fuso e la rocca, la donna ha accanto a sè la clava e si sta ponendo sul capo e le spalle la pelle di leone dell'eroe.

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