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eventi cirie"....Terra non certo delle ultime" - scriveva negli anni venti Angelo Sismonda, autore dell'unica storia cittadina -" è da annoverarsi fra le più antiche terre del Canavese, poichè il suo vecchio nome Cerretum e gli avanzi di epoca romana la dicono sorta al tempo della conquista della Gallia Cisalpina...." Il trinceramento romano esistente sul territorio era attorniato da foreste con grande quantità di alberi di cerro. Forse per questo motivo, in conformità al costume romano, l'accampamento venne chiamato "Castrum Cerreti" o, più semplicemente, "Cerretum": nome modificatosi in Ciriacum con l'avvento del Cristianesimo, seguendo l'uso del tempo di scegliere un Santo protettore (per l'appunto San Ciriaco), che si avvicinasse il più possibile a quello del proprio comune. Questo primo apparire di Ciriè è da tutti concordemente ammesso. Si può tuttavia sospettare che un aggregato di umili abitazioni dei primordiali coloni del luogo (tribù dei Salassi, appartenenti alle famiglie dei Celto-liguri) esistesse sin dal V secolo, anche anteriormente alla conquista romana. I reperti archeologici e i documenti relativi a questo periodo sono purtroppo pochi. E' quasi impossibile trovare alcunchè di interesse speciale per Cerretum, assorbita in seguito dalla vicina Augusta Taurinorum, della quale seguì le sorti.

Per ritrovare notizie più precise e attendibili del piccolo borgo di Ciriè arriviamo agli inizi del 1200. Nel 1229 i Marchesi del Monferrato occuparono le terre tra le due Dore e il Po, entrando in conflitto con i Conti di Savoia per il dominio sul Canavese. Risulta che alcuni anni dopo "...Lanzo fosse appartenente al Marchese di Monferrato, il quale da tempo signoreggiava già le Castellanie di Ciriè e Caselle...". In seguito le due Casate si alternarono nel dominio delle terre canavesane.

Nel 1296 Margherita, figlia di Amedeo V di Savoia , sposò Giovanni I di Monferrato ottenendo, a garanzia della sua dote di 20.000 libbre astesi, i diritti, vita natural durante, sulle Castellanie di Caselle, Ciriè e Lanzo. Morto giovane e senza prole il Marchese nel 1305, la consorte Margherita ebbe in usufrutto, a titolo di assegnamento vedovile, le tre Castellanie, che governò personalmente, prendendo dimora nell'antico Castello di Ciriè. Fu questo della Castellania di Margherita, per il borgo di Ciriè, un periodo di grande prosperità . Margherita morì nell'agosto del 1349 ma, intanto, le sue Castellanie erano già state confermate in possesso della Casa Savoia per via di un altro matrimonio tra Jolanda, figlia di Teodoro I, e Aimone di Savoia. La sposa ricevette in dote le tre Castellanie sulle quali regnava Margherita.

Ancora un'alleanza tra le casate di Monferrato e Savoia portò Ciriè a far parte a tutti gli effetti dello Stato Sabaudo. Verso la fine del 1300 Secondotto, Marchese di Monferrato, per liberarsi dall'invasione delle truppe di Bernabò Visconti , signore di Milano, chiese aiuto ad Amedeo VII (il "Conte Rosso"), al quale dovette cedere, unitamente a Chivasso, tutti i possedimenti nel Canavese. La Castellania, sotto il governo dei principi sabaudi, fu sempre trattata con quella liberalità che la potente Casa ebbe verso i propri sudditi, avendone in contraccambio, da parte del popolo, fedeltà alla dinastia.

Con l'annessione al Ducato di Savoia di Chivasso e Vercelli (1430/1440) iniziò per Ciriè un periodo di ordinaria amministrazione, fino allo scoppiare delle guerre tra Francia e Spagna per il dominio sull'Italia.

I soldati di Re Francesco I nel 1536 occuparono il Piemonte occidentale. Ciriè ne subì le conseguenze, anche se nel suo territorio non si svolsero vere operazioni militari, perdendo per sempre l'antico castello, dimora di Margherita di Savoia, distrutto dai francesi durante la ritirata dopo il trattato di Cateau-Cambresis.

Dal 1560 Ciriè tornò ad essere feudo dei Savoia sino a quando, nel 1576, eretta in Marchesato da Emanuele Filiberto, venne ceduta in permuta con i feudi posti nel Principato di Oneglia, appartenenti a Gian Gerolamo D'Oria . Da tale data la nobile famiglia genovese prese la residenza in Ciriè come luogo principale dei suoi feudi. Si giunse così all'inizio del XVIII secolo, un inizio tutt'altro che felice per le guerre che imperversavano per la successione al trono di Spagna e successivamente al trono d'Austria.

Dopo la Rivoluzione Francese, quando fu posto alla testa dell'esercito il Generale Bonaparte , rapidamente le truppe francesi entrarono nel cuore del Piemonte. Vennero allora diffuse le idee di libertà , fratellanza e uguaglianza. In quel periodo lo stemma della famiglia D'Oria fu tolto, esiliati i componenti, bruciati i ricordi. Solamente la Restaurazione, in seguito al Congresso di Vienna (1814/1815) riportò Ciriè, insieme al Canavese e all'intero Piemonte, sotto Casa Savoia.

Il XIX secolo, caratterizzato dal lungo e faticoso cammino verso l'unificazione nazionale, dagli alterni splendori e decadenze della storia risorgimentale, non portò a Ciriè sconvolgimenti di rilievo. Fu anzi un periodo positivo, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo industriale e, grazie all'inaugurazione nel 1869 della linea ferroviaria Torino-Ciriè il Comune, già agli inizi del secolo, divenne per la zona epicentro di interesse commerciale.

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